RITORNO AD ACAPULCO


Alcuni giorni fa avrei voluto pubblicare le immagini di questo bel singolo tedesco, emesso all'inizio del 1964. Poi, mentre scrivevo, il post ha preso una direzione completamente diversa, trasformandosi in un approfondimento relativo agli anni che Elvis trascorse ad Hollywood. Sperando di fare cosa gradita, recupero quindi le scansioni da me effettuate, soffermandomi quindi su questa lontana avventura messicana. C'è da dire che Elvis non si recò mai ad Acapulco e questo forse toglie un po' di fascino al progetto, ma come ho scritto in precedenza la Paramount confezionò ugualmente un buon prodotto, dal quale derivò una piacevole colonna sonora. In Germania furono estrapolati dall'album (Fun in Acapulco) due 45 giri, il secondo dei quali è quello che vi sto presentando. Entrambe le canzoni si lasciano ascoltare volentieri anche a distanza di mezzo secolo.

ACAPULCO E DINTORNI

Una location esotica, splendide ragazze e un mucchio di canzoni disimpegnate ma divertenti, buone per riempire un album e per confezionare un bel singolo di lancio. Il nuovo corso cinematografico di Elvis, fortemente voluto da Hal Wallis e dal Colonnello Parker pagava molto bene nei primi anni '60, assicurando incassi di notevole entità su tutti i fronti. Perché dunque cambiare le carte in tavola, buttarsi sull'impegnato per correre il rischio di ritrovarsi con le tasche vuote? Il cantante più famoso del pianeta avrebbe ben presto iniziato a manifestare totale insoddisfazione nei riguardi della sua carriera di attore, lamentando l'impossibilità di cimentarsi in un ruolo drammatico, ma non c'è motivo di dubitare che in quei primi anni del decennio traesse soddisfazione da quanto stava facendo ad Hollywood.

IL TESTACODA PROIBITO


Alcuni giorni fa mi è capitato di riascoltare, dopo un bel po' di tempo, la canzone Spinout. Mi sono chiesto quanto tempo avesse impiegato Elvis a dimenticarsene una volta incisa, il 17 febbraio del 1966. Probabilmente un paio di minuti, il tempo di passare ad altro. Spinout non è neanche tanto male se paragonata a cose tipo Girl Happy e I've Got To Find My Baby, il ritmo non manca e l'interpretazione è convincente, ma si tratta ovviamente di un pezzo di modesta caratura, soprattutto se pensiamo che si mosse in un contesto storico di grandi sconvolgimenti in ambito sociale ed artistico come fu la seconda metà degli anni '60. Elvis detestava la prospettiva di recarsi in studio per approcciare materiale di questo genere, ma ormai era prigioniero dei contratti firmati, nonché guidato da un manager rozzo e del tutto privo di senso artistico.

HOUND DOG SENZA FRAC


Aveva scandalizzato il pubblico benpensante 
americano con la scatenata prestazione al 
Milton Berle Show. Il primo luglio, con indosso 
un frac, Steve Allen lo aveva obbligato a 
cantarla ad un cane, senza poter muovere un solo muscolo.
Il 2 luglio, accolto da moltissimi fans con
cartelli che chiedevano di poter vedere
il vero Elvis, si presenta negli RCA Studios
di New York per registrare, a furor di popolo,
Hound Dog che già da qualche settimana era in
pianta stabile nei suoi concerti. All'interno
i suoi musicisti riuniti e, per la prima volta,
i Jordanaires nella loro prima apparizione come
quartetto in una session del Re. Questa canzone
ha sempre portato i fans presenti agli
spettacoli all'isteria quando l'ha proposta
dal vivo. Elvis ha lavorato duramente in studio,
facendo una take dopo l'altra perché non era
mai soddisfatto. Nelle oltre trenta takes occorse
per la registrazione, il Re ha preso la canzone
per il collo, l'ha scossa, si è preoccupato ma
finalmente ha domato la bestia. Così facendo,
con la 31° take, ci ha regalato un classico tra i
classici, un inno del Rock and Roll.
Forse, e sottolineo forse perché è una mia
riflessione, quando incideva Hound Dog stava
pensando a Steve Allen e alle istituzioni e
stava metaforicamente ancheggiando e piegando
una gamba verso di loro. Tutto questo è stato
immortalato con apparecchiature piuttosto
semplici al confronto della tecnologia odierna,
ma il suono è impeccabile ed ancora fresco oggi.

Testo di Ivan Pusterla
Immagine: Web

ALWAYS ON MY MIND: RIFLESSIONI IN ORDINE SPARSO


Che cosa ne pensate della copertina di Good Times? Per questo album la RCA scelse un primo piano di Elvis insolitamente cupo, che ben si adattava al contenuto musicale, tendente al malinconico. Il disco, è storia nota, non andò oltre il 90° posto in classifica, rivelandosi un vero e proprio insuccesso. In quel periodo i lavori in studio di Elvis non garantivano piazzamenti alti, questo è senz'altro vero, ma Good Times fece molto peggio di Raised On Rock e Elvis (Fool), per non parlare di Double Trouble o Speedway! Lavorando di fantasia, ho sempre attribuito parte delle colpe alla poco appariscente cover. In realtà le ragioni di questo fiasco derivano dalle strategie della casa discografica, che nel 1974 pubblicò Good Times (a marzo) tra Elvis - A Legendary Performer, Volume 1 (gennaio), opera ambiziosa rilucente di gioielli inediti e Elvis Recorded Live On Stage In Memphis (giugno), terzo live in due anni. Come tante altre volte in passato la RCA generò notevole confusione, intasando il mercato e costringendo gli acquirenti a farsi due conti in tasca. Probabilmente, dovendo scegliere, i potenziali compratori preferirono una confezione di lusso o una panoramica di Graceland. Può starci, parlo per esperienza diretta. Quando ero molto giovane non potevo certo portarmi a casa molti dischi, quindi, sulla base di quanto avevo nel portafogli operavo delle scelte, che spesso si rivelavano dolorose. Mi piacerebbe parlarne a fondo di questi pasticci discografici, prima o poi dovrò decidermi.

ELVIS SINGS...

Elvis Sings...
Sony 88843057612
Made in the EU  - 2014
Nel corso della sua carriera, lunga ventitré anni, Elvis interpretò talmente tante canzoni di altri artisti che tenerne traccia è un'impresa ardua. Naturalmente non è necessario farsi venire l'esaurimento nervoso, esiste un interessantissimo sito che rende decisamente semplice questa operazione, basta dare un'occhiata qui. Come sappiamo, Elvis non scrisse mai qualcosa di suo pugno, aveva una scuderia di autori e spesso attingeva dal catalogo altrui, in base alle preferenze del momento, senza curarsi troppo dell'effettivo valore dei pezzi che si apprestava ad incidere (bastava che gli piacessero) o dei generi musicali da approcciare. Dato l'incomparabile talento, salvo poche eccezioni questi brani diventavano suoi a tutti gli effetti, oscurando i modelli di partenza. Oppure, nella peggiore delle ipotesi, si ponevano sul loro stesso piano, senza apparente sforzo. C'è da dire che molti grandi nomi del firmamento musicale dell'epoca, avrebbero fatto carte false pur di scrivere qualcosa per Elvis, che invece continuò a servirsi delle abituali fonti, non sempre all'altezza della situazione o a decidere sul momento, una volta entrato in studio e prima di salire sul palco. Questo modus operandi, che a qualcuno potrà sembrare superficiale e dilettantesco, generò invariabilmente album pieni di cover, in ogni fase della sua parabola artistica. Questo per dire che sono tanti i dischi di Elvis che si sarebbero potuti fregiare del titolo Elvis Sings... Prendiamo Today, bel long playing pubblicato nel 1975: dei dieci pezzi contenuti, ben nove risultano essere già stati incisi da qualcun altro, e in alcuni casi più di una volta! Nove dei dodici brani di From Elvis In Memphis, il capolavoro del 1969, sono cover, mentre per lo spettacolare Elvis Is Back (1960) la quota è di sette su dodici. E così via. Come ho già detto, la reiterata pesca nel bacino di canzoni altrui era bilanciata dalla qualità delle versioni elvisiane, che certo non facevano rimpiangere gli originali. Questo è logico, dopotutto stiamo parlando del più  grande performer di tutti i tempi, perfettamente in grado di padroneggiare i generi nei quali si cimentava.