ELVIS NEI DISCHI DEGLI ALTRI


Nel 2005 ebbi la fortuna e il piacere di veder pubblicati i nuovi lavori in studio di due dei nomi del rock che amo maggiormente: Kate Bush e Neil Young. Per la talentuosa musicista inglese si trattava del primo album in dodici  anni, il precedente era stato The Red Shoes nel 1993, e l'attesa era naturalmente alle stelle. Perfezionista al limite del maniacale e da sempre poco interessata alle leggi di mercato, Kate diede alle stampe l'ambizioso doppio cd Aerial, che poco sorprendentemente non deluse le aspettative, rivelandosi opera complessa e refrattaria alle mode del momento, fedele al percorso sonoro interrotto anni prima ma, al contempo, innovativa e al passo con i tempi. Insomma, dal mio personale punto di vista un progetto riuscitissimo. Per quanto riguarda lo straordinario artista canadese, da sempre prolifico e versatile, in quel 2005 realizzò Prairie Wind, che si concentrava sull'aspetto più morbido e acustico della sua produzione, tanto caro a chi apprezza dischi come Harvest. All'epoca pensai che Young, ormai sulla sessantina, avesse deciso di concentrarsi su un tranquillo per quanto efficace country / folk / rock di campagna... Ebbene, appena un anno dopo il buon Neil mi avrebbe smentito alla grande, ma questa è un'altra storia.

ELVIS E I GRANDI MITI DEL XX SECOLO

In questi giorni sto cercando di dare una sistemata a casa, perché c'è troppa roba in giro e devo guadagnare spazio per far ridipingere le pareti e cambiare qualche mobile. In effetti mi sto liberando di tante cose che non reputo inutili, questo mai, ma un tantino superflue per i miei gusti si. Così ho dato via, a titolo di regalo, un numero imprecisato di fumetti, libri, cd e dvd (nulla riguardante Elvis, comunque) che avevo acquistato in passato ma che per quanto mi riguarda non avevano mai raggiunto lo status di "indispensabili". Dalle pile di libri che ho accatastato all'ingresso è saltato fuori questo I Grandi Miti del XX Secolo, preso in edicola parecchio tempo fa e, devo confessarlo, finito da chissà quanto a prendere polvere su uno scaffale. Tenerlo o non tenerlo... devo dire che in realtà il problema non si è posto, visto che il Re fa bella mostra di se in prima di sovracoperta! Manco a dirlo, I Grandi Miti è entrato ufficialmente a far parte della mia collezione di Elvis. Esagerato? Può darsi, ma per come la intendo io non poteva essere altrimenti. In questo volume, pubblicato nel già lontano 2000, l'autrice dedica un capitolo ciascuno a 44 personaggi e oggetti che nel bene o nel male hanno fatto la storia del secolo scorso. Basta dare un'occhiata alla copertina per realizzare che all'interno si salterà continuamente di palo in frasca, passando con disinvoltura dalla musica alla politica, dalla scienza allo sport. Nulla di negativo, tutt'altro, a me piace molto leggere cose di questo genere. Ma la mia non vuole essere una vera e propria recensione de I Grandi Miti del XX Secolo, assolutamente no. A me interessava soltanto mostrare il volume a quei lettori del blog costantemente alla ricerca di materiale alternativo di Elvis. Sapete, studio questo straordinario artista da qualcosa come trentasette anni, quindi mi perdonerete se eviterò accuratamente di soffermarmi sulle pagine occupate dal nostro (sette in totale), sui luoghi comuni inerenti abbuffate, figli illegittimi, sesso e morte e su inesattezze di vario genere. Citando l'autrice, di lui si è detto tutto, e anche di più. Sono d'accordo. Il più delle volte a sproposito, aggiungerei.

RITORNO AD ACAPULCO


Alcuni giorni fa avrei voluto pubblicare le immagini di questo bel singolo tedesco, emesso all'inizio del 1964. Poi, mentre scrivevo, il post ha preso una direzione completamente diversa, trasformandosi in un approfondimento relativo agli anni che Elvis trascorse ad Hollywood. Sperando di fare cosa gradita, recupero quindi le scansioni da me effettuate, soffermandomi quindi su questa lontana avventura messicana. C'è da dire che Elvis non si recò mai ad Acapulco e questo forse toglie un po' di fascino al progetto, ma come ho scritto in precedenza la Paramount confezionò ugualmente un buon prodotto, dal quale derivò una piacevole colonna sonora. In Germania furono estrapolati dall'album (Fun in Acapulco) due 45 giri, il secondo dei quali è quello che vi sto presentando. Entrambe le canzoni si lasciano ascoltare volentieri anche a distanza di mezzo secolo.

ACAPULCO E DINTORNI

Una location esotica, splendide ragazze e un mucchio di canzoni disimpegnate ma divertenti, buone per riempire un album e per confezionare un bel singolo di lancio. Il nuovo corso cinematografico di Elvis, fortemente voluto da Hal Wallis e dal Colonnello Parker pagava molto bene nei primi anni '60, assicurando incassi di notevole entità su tutti i fronti. Perché dunque cambiare le carte in tavola, buttarsi sull'impegnato per correre il rischio di ritrovarsi con le tasche vuote? Il cantante più famoso del pianeta avrebbe ben presto iniziato a manifestare totale insoddisfazione nei riguardi della sua carriera di attore, lamentando l'impossibilità di cimentarsi in un ruolo drammatico, ma non c'è motivo di dubitare che in quei primi anni del decennio traesse soddisfazione da quanto stava facendo ad Hollywood.

IL TESTACODA PROIBITO


Alcuni giorni fa mi è capitato di riascoltare, dopo un bel po' di tempo, la canzone Spinout. Mi sono chiesto quanto tempo avesse impiegato Elvis a dimenticarsene una volta incisa, il 17 febbraio del 1966. Probabilmente un paio di minuti, il tempo di passare ad altro. Spinout non è neanche tanto male se paragonata a cose tipo Girl Happy e I've Got To Find My Baby, il ritmo non manca e l'interpretazione è convincente, ma si tratta ovviamente di un pezzo di modesta caratura, soprattutto se pensiamo che si mosse in un contesto storico di grandi sconvolgimenti in ambito sociale ed artistico come fu la seconda metà degli anni '60. Elvis detestava la prospettiva di recarsi in studio per approcciare materiale di questo genere, ma ormai era prigioniero dei contratti firmati, nonché guidato da un manager rozzo e del tutto privo di senso artistico.