IL TESTACODA PROIBITO


Alcuni giorni fa mi è capitato di riascoltare, dopo un bel po' di tempo, la canzone Spinout. Mi sono chiesto quanto tempo avesse impiegato Elvis a dimenticarsene una volta incisa, il 17 febbraio del 1966. Probabilmente un paio di minuti, il tempo di passare ad altro. Spinout non è neanche tanto male se paragonata a cose tipo Girl Happy e I've Got To Find My Baby, il ritmo non manca e l'interpretazione è convincente, ma si tratta ovviamente di un pezzo di modesta caratura, soprattutto se pensiamo che si mosse in un contesto storico di grandi sconvolgimenti in ambito sociale ed artistico come fu la seconda metà degli anni '60. Elvis detestava la prospettiva di recarsi in studio per approcciare materiale di questo genere, ma ormai era prigioniero dei contratti firmati, nonché guidato da un manager rozzo e del tutto privo di senso artistico.

HOUND DOG SENZA FRAC


Aveva scandalizzato il pubblico benpensante 
americano con la scatenata prestazione al 
Milton Berle Show. Il primo luglio, con indosso 
un frac, Steve Allen lo aveva obbligato a 
cantarla ad un cane, senza poter muovere un solo muscolo.
Il 2 luglio, accolto da moltissimi fans con
cartelli che chiedevano di poter vedere
il vero Elvis, si presenta negli RCA Studios
di New York per registrare, a furor di popolo,
Hound Dog che già da qualche settimana era in
pianta stabile nei suoi concerti. All'interno
i suoi musicisti riuniti e, per la prima volta,
i Jordanaires nella loro prima apparizione come
quartetto in una session del Re. Questa canzone
ha sempre portato i fans presenti agli
spettacoli all'isteria quando l'ha proposta
dal vivo. Elvis ha lavorato duramente in studio,
facendo una take dopo l'altra perché non era
mai soddisfatto. Nelle oltre trenta takes occorse
per la registrazione, il Re ha preso la canzone
per il collo, l'ha scossa, si è preoccupato ma
finalmente ha domato la bestia. Così facendo,
con la 31° take, ci ha regalato un classico tra i
classici, un inno del Rock and Roll.
Forse, e sottolineo forse perché è una mia
riflessione, quando incideva Hound Dog stava
pensando a Steve Allen e alle istituzioni e
stava metaforicamente ancheggiando e piegando
una gamba verso di loro. Tutto questo è stato
immortalato con apparecchiature piuttosto
semplici al confronto della tecnologia odierna,
ma il suono è impeccabile ed ancora fresco oggi.

Testo di Ivan Pusterla
Immagine: Web

ALWAYS ON MY MIND: RIFLESSIONI IN ORDINE SPARSO


Che cosa ne pensate della copertina di Good Times? Per questo album la RCA scelse un primo piano di Elvis insolitamente cupo, che ben si adattava al contenuto musicale, tendente al malinconico. Il disco, è storia nota, non andò oltre il 90° posto in classifica, rivelandosi un vero e proprio insuccesso. In quel periodo i lavori in studio di Elvis non garantivano piazzamenti alti, questo è senz'altro vero, ma Good Times fece molto peggio di Raised On Rock e Elvis (Fool), per non parlare di Double Trouble o Speedway! Lavorando di fantasia, ho sempre attribuito parte delle colpe alla poco appariscente cover. In realtà le ragioni di questo fiasco derivano dalle strategie della casa discografica, che nel 1974 pubblicò Good Times (a marzo) tra Elvis - A Legendary Performer, Volume 1 (gennaio), opera ambiziosa rilucente di gioielli inediti e Elvis Recorded Live On Stage In Memphis (giugno), terzo live in due anni. Come tante altre volte in passato la RCA generò notevole confusione, intasando il mercato e costringendo gli acquirenti a farsi due conti in tasca. Probabilmente, dovendo scegliere, i potenziali compratori preferirono una confezione di lusso o una panoramica di Graceland. Può starci, parlo per esperienza diretta. Quando ero molto giovane non potevo certo portarmi a casa molti dischi, quindi, sulla base di quanto avevo nel portafogli operavo delle scelte, che spesso si rivelavano dolorose. Mi piacerebbe parlarne a fondo di questi pasticci discografici, prima o poi dovrò decidermi.

ELVIS SINGS...

Elvis Sings...
Sony 88843057612
Made in the EU  - 2014
Nel corso della sua carriera, lunga ventitré anni, Elvis interpretò talmente tante canzoni di altri artisti che tenerne traccia è un'impresa ardua. Naturalmente non è necessario farsi venire l'esaurimento nervoso, esiste un interessantissimo sito che rende decisamente semplice questa operazione, basta dare un'occhiata qui. Come sappiamo, Elvis non scrisse mai qualcosa di suo pugno, aveva una scuderia di autori e spesso attingeva dal catalogo altrui, in base alle preferenze del momento, senza curarsi troppo dell'effettivo valore dei pezzi che si apprestava ad incidere (bastava che gli piacessero) o dei generi musicali da approcciare. Dato l'incomparabile talento, salvo poche eccezioni questi brani diventavano suoi a tutti gli effetti, oscurando i modelli di partenza. Oppure, nella peggiore delle ipotesi, si ponevano sul loro stesso piano, senza apparente sforzo. C'è da dire che molti grandi nomi del firmamento musicale dell'epoca, avrebbero fatto carte false pur di scrivere qualcosa per Elvis, che invece continuò a servirsi delle abituali fonti, non sempre all'altezza della situazione o a decidere sul momento, una volta entrato in studio e prima di salire sul palco. Questo modus operandi, che a qualcuno potrà sembrare superficiale e dilettantesco, generò invariabilmente album pieni di cover, in ogni fase della sua parabola artistica. Questo per dire che sono tanti i dischi di Elvis che si sarebbero potuti fregiare del titolo Elvis Sings... Prendiamo Today, bel long playing pubblicato nel 1975: dei dieci pezzi contenuti, ben nove risultano essere già stati incisi da qualcun altro, e in alcuni casi più di una volta! Nove dei dodici brani di From Elvis In Memphis, il capolavoro del 1969, sono cover, mentre per lo spettacolare Elvis Is Back (1960) la quota è di sette su dodici. E così via. Come ho già detto, la reiterata pesca nel bacino di canzoni altrui era bilanciata dalla qualità delle versioni elvisiane, che certo non facevano rimpiangere gli originali. Questo è logico, dopotutto stiamo parlando del più  grande performer di tutti i tempi, perfettamente in grado di padroneggiare i generi nei quali si cimentava.

YESTERDAY, TODAY AND FOREVER...

Today, Tomorrow & Forever
Sony Music 88843048762
Made in the EU - 2014
Il problema con Elvis, da tanti anni a questa parte, è sempre lo stesso: mi fa spendere un sacco di soldi. Non solo, spesso il Re me li fa spendere per dischi che ho già. E' il caso di questo Today, Tomorrow & Forever, splendido box pubblicato nel 2002 contenente una montagna di materiale inedito. All'epoca della sua emissione, a noi appassionati sembrò semplicemente troppo bello per essere vero, anche perché soltanto cinque anni prima era stata la volta dell'altrettanto monumentale Platinum A Life In Music. Inutile dire che i quattro dischetti di Today, Tomorrow & Forever stazionarono nel mio lettore cd per parecchio tempo. Quest'anno la Sony ha ripubblicato lo storico cofanetto nel praticissimo formato "tascabile" (14 x 19,5) con il quale erano già stati riproposti i box 50, 60 e 70 masters. Definire appetibile il prezzo (€ 24,99) è poco, e credo che gli amanti della buona musica non dovrebbero lasciarselo sfuggire, visto che si porterebbero a casa un'opera che copre alla perfezione le tre decadi del regno di Elvis. Va bene, ma io cosa c'entro? Today, Tomorrow & Forever lo comprai dodici anni fa, nella sua forma più costosa. Diciamo che, come al solito, non ho saputo resistere...  Stavolta il mio alibi è stato: questa edizione è molto più maneggevole dell'originale! Non un granché, mi rendo conto, ma una giustificazione dovevo pur trovarla. Cento brani, booklet di 44 pagine, bella confezione... se vi capita, in giro si trova facilmente, non ve lo perdete.

QUANDO MY WAY PASSO' DA OMAHA A RAPID CITY


Di My Way, della commovente resa di questo brano facente parte dello speciale televisivo Elvis In Concert ho parlato recentemente, presentando il singolo canadese pubblicato postumo sul finire del 1977. Mentre preparavo le scansioni per questo nuovo articolo, mi è venuto in mente che molti anni fa, e per molti anni intendo diversi lustri, si pensava che la canzone provenisse dal concerto che Elvis tenne ad Omaha, il 19 giugno 1977, il primo dei due filmati dalla CBS. In effetti, la notizia è riportata in diversi libri dell'epoca, tra i quali posso citare la prestigiosa biografia Elvis. The Final Years di Jerry Hopkins e Did Elvis Sing In Your Hometown, Too? di Lee Cotten, ma ce ne sono ovviamente altri.